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Dedico questo messaggio a Cinzia e a tutti coloro che ogni giorno si relazionano e si confrontano con altre persone, discutendo di tutto, di ogni argomento, dalle cose più semplici, su come si è dormito la notte precedente, il pranzo da preparare, fino agli argomenti più "impegnativi"come mariti, mogli, figli, suocere, lavoro, ecc.
Spesso questi temi ci coinvolgono oltre che emotivamente, anche fisicamente, alziamo la voce, entriamo in tachicardia quando ci vediamo rifiutate le ferie dal capo, per "ragioni aziendali".
Per non parlare poi degli argomenti relativi alla politica o alla religione (il calcio poi....!). Sappiamo benissimo che a "tavola" non si dovrebbe discutere mai di queste cose.
La cosa più interessante poi si verifica quando ci troviamo a confronto con persone nuove, con le quali il processo di conoscenza è appena all'inizio; ognuno ha la sua cultura, la sua storia, un costesto sociale di appartenenza diverso. Si comincia a parlare di ogni cosa, molte volte anche con risultati deludenti in quanto ci si accorge di dover scalare muri insormotabili: le reciproche convinzioni. L'errore più comune che si possa fare è credere di convincere l'altro delle proprie idee, magari con le più svariate argomentazioni. Scopriamo poi che ognuno resta "del proprio parere" firmando una sorta di armistizio.
A questo proposito mi piace ricordare un esempio sul significato della verita', riportato da Pietro Archiati, in una sua conferenza su questo tema:
"cos'e' la verità? Immaginiamo di essere tutti quanti attorno ad una splendida valle; ognuno di noi scatta una fotografia. Alla fine ognuno mostrerà all'altro la sua foto; il risultato sarà che ogni fotografia mostrerà un'inquadratura diversa della valle, ma il dato certo è che la valle è sempre la stessa, Ogni foto e' un pezzo della stessa valle". Così, quante più verità riusciremo ad accogliere nella nostra coscienza, più elevato sarà il nostro grado di comprensione di ogni altro essere umano che possiamo incontrare.
Leggendo il blog di Brugnols, volevo soffermarmi sulla figura del Caravaggio, descritta in modo preciso da Alessio Brugnoli, soprattutto per quanto riguarda la tecnica pittorica e lo stile con cui il Merisi dipingeva.
Interessante anche l’approccio “commerciale” del pittore, un aspetto spesso trascurato da molti autori e critici, ma non meno importante, in quanto ci aiuta a capire come gli artisti di allora esercitavano la loro professione da un punto di vista economico e le relative scelte che il mercato offriva.
Tornando allo stile del Caravaggio, vorrei anche aggiungere un ulteriore elemento di innovazione e di originalità che caratterizzava le sue opere, in particolare nell’utilizzo di sfondi molto scuri che creano, nelle sue composizioni, delle vere e proprie zone d’ombra.
Questi motivi, riflettono proprio la complessa personalità dell’autore, il suo carattere indipendente e anticonformista rispetto ai canoni stilistici dei suoi predecessori (figure sempre in primo piano e ben illuminate); il tutto sembra proprio ricondurre i temi di ispirazione del Caravaggio a quelli che sono gli aspetti e le “ombre” dell’animo umano, mettendo in primo piano proprio le pieghe più cupe e nascoste di esso.
Per questo mi piace definire il Caravaggio come il pittore dell’animo umano, come colui che ha saputo dare la giusta luce alle “ombre dell’anima”.

Il fumetto è stato sempre considerato come un filone artistico di second'ordine, in cui le difficoltà degli editori e dei disegnatori sono legate a molti fattori, tra cui il limitato pubblico dei lettori che non consente tanti investimenti in questo settore. Il fumetto è considerato un fenomeno di nicchia, che, come affermato da Vittorio Giardino, è come la musica Jazz; sono pochi coloro che la ascoltano, magari addetti ai lavori, ma diffusa in ogni parte del mondo. Tra le tante motivazioni per cui questo genere viene tutt'oggi snobbato dalla maggior parte dei critici, è forse il voler, anche se indirettamente, confrontare gli autori di fumetto con gli artisti - pittori. E' un termine di paragone che non regge, in quanto sono tante le diversità fra i due generi ; è diverso il linguaggio, i motivi di ispirazione, i supporti e i mezzi di diffusione e di informazione. Ovviamente mi riferisco al "fumetto d'autore", quello di Vittorio Giardino appunto, di Hugo Pratt, Milo Manara, Andrea Pazienza, che oltre ad disegnare fumetti sono dei veri e propri pittori. Sarebbe interessante invece scindere le due correnti, contestualizzarle, così attribuire al fumetto quel valore aggiunto che merita.
Mi chiedo ancora oggi dove siano finiti i veri pittori, quelli che padroneggiano la vera tecnica mettendola a servizio dei propri sentimenti? E' vero che l'arte stà cambiando e che si sperimentano nuovi linguaggi figurativi, ma è anche vero che dietro queste nuove correnti si nascondono anche molti "bluff", lavori in cui e' più semplice incollare, ritagliare, schizzare le tele o pareti anzicchè conoscere e padroneggiare l'arte vera, dal disegno all'utilizzo dei colori. Leggevo tempo fa su Magazine (all. corriere della sera) che una tela di Pete Doherty, cantante rock inglese e compagno della modella Kate Moss, dipinta (per modo di dire) col suo sangue, viene valutata circa 20.000€! Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di questo "decadimento dell'arte".

Questa mattina, come tutte le mattine, ho preso il mio caffè quotidiano facendo un rapido schizzo a carboncino; disegno qualsiasi cosa mi venga in mente, magari legata a un sogno che ho fatto la notte precedente o un'immagine particolare del giorno prima o dell' alba che sta nascendo. E' una cosa che dura giusto il tempo di un caffè, a prescindere dal risultato finale, è il mio incontro quotidiano col pensare creativo. Proprio ieri sera poi mi è capitato di guardare in rete alcuni frammenti di interviste e tavole di uno dei più grandi talenti del nostro fumetto: Andrea Pazienza. Un personaggio unico nel suo genere per tantissimi aspetti che ora non riuscirei a riassumere, ma che secondo me può essere ricordato proprio per il suo disegno "istintivo" fatto di immagini mai convenzionali, che certamente risentono del periodo in cui è vissuto e ha lavorato, ma che a mio avviso possiamo leggerlo e interpretarlo in un modo originale rispetto agli altri autori: era un istintivo e disegnava veramente il suo immaginario interiore, ed è quello che ognuno di noi potrebbe e dovrebbe fare più spesso nella propria vita. Non trascuriamo il disegno, incontriamolo invece, cerchiamo di conoscerlo, ripeto, non importa il risultato, importa invece incontrare il nostro animo creativo, aggiungiamoci anche i colori che sentiamo; non dobbiamo far altro che farci guidare dal nostro istinto e credetemi, scopriremo tante cose interessanti, non solo di noi stessi ma anche di tutto ciò che ci circonda.
Non ho mai capito perchè nelle scuole primarie elementari gli insegnanti, con ostinazione quasi violenta (a dir il vero ormai anche nelle scuole dell'infanzia) costringono i bimbi a scrivere quelle danna stanghette e cerchietti per pagine e paginette in modo da ottenere fin dall'inizio una "bella grafia" (a cosa serva poi in relazione all'umana intelligenza e creatività non l'ho mai capito), tralasciando invece la cura del disegno e del colore, materie addirittura dimenticate o evitate in diverse altre scuole superiori.